Andrea Cozzolino | Europarlamentare e responsabile del Dipartimento Coesione Territoriale PD
Andrea Cozzolino | Europarlamentare e responsabile del Dipartimento Coesione Territoriale PD

Non basta l’asse dem-grillini, servono nuovi partiti per motivare gli astenuti

Mentre la pandemia continua ad affliggere il mondo, producendo un numero terrificante di vittime, crisi economica, sociale e culturale, in Italia si apre una incredibile crisi sugli assetti di Governo. Qui non si tratta di nascondere e includere nella lotta al virus le difficoltà politiche. Ci mancherebbe qualsivoglia forza politica, o cittadino, debba rinunciare al diritto alla critica, anche quella più radicale, in nome della lotta all’epidemia. Ma dal mio punto di vista bisogna fare uno sforzo senza precedenti di chiarezza e linearità nelle proprie scelte in funzione di questo contesto drammatico.

Non riesco proprio a comprendere quale sia il punto centrale delle critiche sollevate nei confronti del Governo. Mi riferisco principalmente, ma non solo, alle forze che lo sostengono. Mentre i cittadini sono allo stremo delle proprie risorse psicologiche ed economiche, questo atteggiamento toglie credibilità alla politica. Tutto ciò non vuol dire carta bianca a chi sta a Palazzo Chigi.

Non vuol dire governare con i dpcm, ma semplicemente provare a rendere espliciti davanti al Paese i motivi dello scontro. L’Italia era sola, all`inizio della pandemia. Primo Paese occidentale ad esserne travolto. In pochi avrebbero scommesso che ce l’avrebbe fatta. Grazie agli italiani che hanno accettato il più pesante lockdown di tutto l’Occidente, ne siamo usciti in piedi. Il tempo ci dirà le ragioni e i torti di quanto è accaduto in tutto il mondo occidentale. In questo incluso il nostro sistema sanitario.

Il Covid, dopo decenni di liberismo, ha invertito totalmente la direzione delle domande provenienti dalla società. Si chiedeva allo Stato di trovare, in tempi record, risposte pubbliche alla crisi sanitaria ed economica. Ed erano soprattutto i sostenitori del “più mercato e meno Stato” ad essere i più esigenti. Le giuste risposte sono, a mio avviso arrivate. L’Italia ha pian piano condiviso le principali scelte in sede europea, riuscendo a essere promotore non solo del piano Next Generation Eu, ma di una politica di coordinamento sui vaccini e sulle misure di contrasto alla pandemia.

La seconda ondata ha travolto non solo noi. Ci sono stati certamente errori, in Italia come in altri Paesi, ma questo attiene probabilmente alle difficoltà di tutto o quasi l’Occidente ad adeguare il proprio stile di vita alla pandemia. Chi paragona le risposte della Cina a quelle nostre, fa un salto logico e di sistema sociale improponibile.

Stiamo all’oggi. Bisogna realizzare un piano straordinario di risorse pubbliche imponenti. Non si può sbagliare. Se vi fosse la tentazione, da parte di chiunque, di gestire le risorse in solitudine per rafforzare proprie posizioni di potere sarebbe un errore gravissimo. Detto questo, io non vedo questo rischio da parte di chi in questo momento ha la responsabilità del Governo. Certo una maggiore chiarezza e condivisione è auspicabile, ma non a scapito dei tempi di realizzazione. Chi debba essere chiamato a realizzare i piani e le scelte va discusso ma in un tempo certo. Fino ad oggi non mi sembra che tutto questo sia mancato.

Segnalo un dato politico che riguarderà tante città importanti che andranno al voto in primavera. Saranno una tappa fondamentale verso le prossime politiche. Dopo il referendum costituzionale mi pare chiaro si vada verso un sistema neo-proporzionalista. A me non convince, ma questo è. Se si vogliono vincere le prossime elezioni politiche contro una destra ancora chiusa in se stessa, non basterà l`asse Pd-M5S.

E non mi convince nemmeno riorganizzare le altre forze disponibili a stare nel campo democratico, gli eterni moderati. Penso si debba lavorare ad altri obiettivi e in un altro modo. L’esperienza e la novità di questa stagione di governo deve misurarsi anche con lo sforzo di creare nuovi soggetti, nei quali si riconoscano i tanti che non si sentono rappresentati nelle principali forze politiche di maggioranza e che magari hanno ripiegato nell`astensione. Ci vuole molta capacità di ascolto e persino di coraggio personale. Ci vogliono iniziative che rafforzino il nuovo campo democratico. Tutto questo va fatto a cominciare dal prossimo appuntamento elettorale nelle grandi città. Anche a Napoli c’è bisogno di questa novità. Ripeto: Pd e Cinquestelle sono e restano indispensabili, ma non sufficienti per vincere a Napoli e in Italia. È questo il cimento politico che è davanti a tutti noi. 

Andrea Cozzolino

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